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lunedì 28 aprile 2014

90 bombe atomiche che l’Italia nasconde per conto degli americani

90 bombe atomiche che l’Italia nasconde per conto degli americani 

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I missili che possono arrivare in Siria ed Iran: 40 a Ghedi Torre, attorno alla Brescia delle Leghe; 50 ad Aviano, l’aeroporto di Pordenone da dove sono partiti i Tornados che hanno bombardato Belgrado. A Vicenza è stato appena consegnato dall’azienda Pizzarotti l’ospedale bunker per militari americani e famiglie: rifugio in caso di guerra batteriologica ritenuta “possibile”
Ecco dove sono le 90 bombe atomiche che l’Italia nasconde per conto degli americani.
In Italia ci sono 90 bombe nucleari americane. La loro presenza ha un’importanza militare limitata per gli Stati Uniti, ma risponde anche ad esigenze politiche del governo italiano, che vuole avere voce in capitolo nella Nato. Lo ha rivelato all’Unità Hans Kristensen, uno specialista del Natural Resources Defense Council (NRDC), autore di un rapporto sulle armi atomiche in Europa che sarà pubblicato tra qualche giorno.
Secondo il rapporto nelle basi americane in Europa ci sono ben 481 bombe nucleari, dislocate in Germania, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Olanda e Turchia. In Italia ve ne sono 50 nella base di Aviano e altre 40 in quella di Ghedi Torre, in provincia di Brescia. Sono tutte del tipo indicato dal Pentagono come B 61, che non si presta ad essere montato su missili ma può essere sganciato da cacciabombardieri.
«Le ragioni di un arsenale nucleare così grande in Italia – ha spiegato Kristensen – sono nebulose e la stessa Nato non ha una strategia chiara. Le atomiche continuano a svolgere il tradizionale ruolo dissuasivo nei confronti della Russia, e in parte servono per eventuali obiettivi in Medio Oriente, come l’Iran. Un’altra ragione è di tipo politico istituzionale. Per l’Italia è importante continuare a fare parte degli organi di pianificazione nucleare della Nato, per non essere isolata in Europa. Altri paesi come la Germania hanno lo stesso atteggiamento».
Le anticipazioni sul rapporto di 102 pagine del NRDC coincidono con la riunione della Nato a Nizza, dove il ministro della Difesa americano sta cercando di ottenere dai colleghi europei maggiori aiuti in Iraq. Per alcuni paesi la pubblicazione delle cifre è imbarazzante.
Secondo il New York Times il comandante della Nato, generale James Jones, ha confidato ai collaboratori di essere favorevole all’eliminazione completa delle bombe nucleari in Europa, ma di aver trovato resistenza da parte di alcuni governi europei. Gli Stati Uniti sono in grado di colpire con missili lanciati dal loro territorio tutti gli obiettivi nel raggio di azione dei bombardieri in Europa. I paesi europei, e in particolare l’Italia, tuttavia insistono per avere un ombrello nucleare.
Il regolamento del Pentagono vieta espressamente di divulgare notizie sugli arsenali nucleari all’estero. Tuttavia un alto ufficiale ha ufficiosamente sostenuto che alla fine della guerra fredda molte bombe sono state ritirate dall’Europa e oggi ne rimangono circa 200. Krinsensten ha ribadito le indicazioni del rapporto.
«Al Pentagono – ha dichiarato – non tutti conoscono il quadro completo della situazione. Il numero sarebbe inferiore alle nostre indicazioni soltanto se il presidente Bush avesse ordinato il ritiro di gran parte delle armi nucleari dopo l’attacco dell’11 settembre , ma non ci risulta che questo sia avvenuto».
Tra Italia e Stati Uniti esiste un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell’associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: Stone Ax (Ascia di Pietra). Nel settembre 1991, dopo il crollo del muro di Berlino, il presidente George Bush padre aveva annunciato il ritiro di tutte le testate nucleari montate su missili o su mezzi navali. In Europa erano rimaste 1400 bombe atomiche in dotazione all’aviazione. In dieci anni il numero si è ridotto di circa due terzi.
Le bombe nucleari in Italia sono di tre modelli: B 61 -3, B 61 – 4 e B61 – 10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all’atomica di Hiroshima, è può essere regolato fino a un minimo di 0,3 kiloton. Il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton. Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l’opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche. È stata abbandonata la strategia della distruzione reciproca assicurata, che prevedeva armi nucleari sempre più potenti con uno scopo esclusivamente dissuasivo. Ora gli Stati Uniti vogliono produrre bombe atomiche tattiche di potenza limitata, e non escludono di servirsene contro i paesi che considerati terroristi. Almeno due di questi paesi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri in Italia.
(ndr – La soluzione concordata prevede l’istallazione in Italia di due postazioni dotate di bombe atomiche, con un meccanismo detto “della doppia chiave”. In pratica le bombe USA in Italia e Germania hanno l’innesco che deve essere attivato con due chiavi: una l’ha il capo della guarnigione italiana della base (Aviano e Ghedi), l’altra il capo della guarnigione americana.
Le bombe sono caricate su Tornado italiani o tedeschi, i cui piloti sono addestrati negli Stati Uniti, ed anche l’accesso ai bunker in cui questi sono posteggiati è regolato con la doppia chiave. Il Capitolo 5 del regolamento Nato prevede che, in caso di attacco ad uno Stato membro, tutte le basi debbano immediatamente rispondere. È possibile che, in caso di attacco nucleare, ci sia un obbligo automatico americano a “sbloccare” le bombe agganciate sotto i nostri aerei. L’accordo resta segreto, i dettagli non sono conosciuti)
LE SIGLE
Usaf: aviazione
Navy: marina
Army: esercito
Nsa: National security agency [Agenzia di sicurezza nazionale]
Setaf: Southern european task force [Task force sudeuropea]
ELENCO PER REGIONI:
Trentino Alto Adige
1. Cima Gallina (Bz). Stazione telecomunicazioni e radar dell’Usaf.
2. Monte Paganella (Tn). Stazione telecomunicazioni Usaf.
Friuli Venezia Giulia. Aviano (Pn). La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell’Usaf in Italia (almeno tremila militari e civili americani). Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell’Usaf (un gruppo di cacciabombardieri ) utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell’aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari. Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994, la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 (nella guerra contro la Jugoslavia nel 1999, effettuo’ in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record) e la 16th Air Force. Quest’ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S. European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo nell’Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier generale, e la base turca di Incirlik. Sara’ appunto quest’ultima la principale base per l’offensiva aerea contro l’Iraq del nord, ma l’impiego degli aerei della 16th Air Force sara’ pianificato e diretto dal quartier generale di Aviano.
4. Roveredo (Pn). Deposito armi Usa.
5. Rivolto (Ud). Base USAF.
6. Maniago (Ud). Poligono di tiro dell’Usaf.
7. San Bernardo (Ud). Deposito munizioni dell’Us Army.
8. Trieste. Base navale Usa.
Veneto
9. Camp Ederle (Vi). Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.
10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica (Usaf). Probabile deposito di testate nucleari.
11. Tormeno (San Giovanni a Monte, Vi). Depositi di armi e munizioni.
12. Longare (Vi). Importante deposito d’armamenti.
13. Oderzo (Tv). Deposito di armi e munizioni
14. Codognè (Tv). Deposito di armi e munizioni
15. Istrana (Tv). Base Usaf.
16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.
17. Verona. Air Operations Center (Usaf ). e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni (Usaf).
18. Affi (Vr) Centro telecomunicazioni Usa.
19. Lunghezzano (Vr). Centro radar Usa.
20. Erbezzo (Vr). Antenna radar Nsa.
21. Conselve (Pd ). Base radar Usa.
22. Monte Venda (Pd). Antenna telecomunicazioni e radar Usa.
23. Venezia. Base navale Usa.
24. Sant’Anna di Alfaedo (Pd): Base radar Usa.
25. Lame di Concordia (Ve). Base di telecomunicazioni e radar Usa.
26. San Gottardo, Boscomantivo (Ve): Centro telecomunicazioni Usa.
27. Ceggia (Ve). Centro radar Usa.
Lombardia
28. Ghedi (Bs). Base dell’Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.
29. Montichiari (Bs). Base aerea (Usaf ).
30. Remondò (Pv) Base Us Army.
108. Sorico (Co). Antenna Nsa.
Piemonte
31. Cameri (No). Base aerea Usa con copertura Nato.
32. Candelo-Masazza (Vc). Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.
Liguria
33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant.
34. Finale Ligure (Sv). Stazione di telecomunicazioni della Us Army.
35. San Bartolomeo (Sp): Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell’Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di “occupazione di aree dello specchio d’acqua per esigenze militari dello stato italiano e non (ricovero della VI flotta Usa)“. Poi c’è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti (dall’artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee).
Emilia Romagna
36. Monte San Damiano (Pc). Base dell’Usaf con copertura Nato.
37. Monte Cimone (Mo). Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
38. Parma. Deposito dell’Usaf con copertura Nato.
39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.
40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l’attivazione di bombe nucleari.
41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.
Marche
42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.
Toscana
43. Camp Darby (Pi). Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo (tra Pisa e Livorno), con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e’ stoccata una riserva strategica per l’esercito e l’aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell’US Army per l’appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell’Africa del Nord e la Turchia.
44. Coltano (Pi). Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.
45. Pisa (aeroporto militare). Base saltuaria dell’Usaf.
46. Talamone (Gr). Base saltuaria dell’Us Navy.
47. Poggio Ballone (Gr). Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.
48. Livorno. Base navale Usa.
49. Monte Giogo (Ms). Centro di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
Sardegna
50. La Maddalena – Santo Stefano (Ss). Base atomica Usa, base di sommergibili, squadra navale di supporto alla portaerei americana “Simon Lake”.
51. Monte Limbara (tra Oschiri e Tempio, SS). Base missilistica Usa.
52. Sinis di Cabras (Or). Centro elaborazioni dati (Nsa).
53. Isola di Tavolara (Ss). Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.
54. Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa.
55. Monte Arci (Or). Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
56. Capo Frasca (Or). Eliporto ed impianto radar Usa.
57. Santulussurgiu (Or). Stazione telecomunicazioni Usaf con copertura Nato.
58. Perdasdefogu (Nu). Base missilistica sperimentale.
59. Capo Teulada (Ca) Da Capo Teulada a Capo Frasca (Or ), all’incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone “off limits”: poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.
60. Cagliari. Base navale Usa.
61. Decimomannu (Ca). Aeroporto Usa con copertura Nato.
62. Aeroporto di Elmas (Ca). Base aerea Usaf.
63. Salto di Quirra (Ca). poligoni missilistici.
64. Capo San Lorenzo (Ca). Zona di addestramento per la Sesta flotta Usa.
65. Monte Urpino (Ca). Depositi munizioni Usa e Nato.
Lazio
66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze Usa. Stazione Nato
67. Roma Ciampino (aeroporto militare). Base saltuaria Usaf.
68. Rocca di Papa (Rm). Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con le installazioni sotterranee di Monte Cavo
69. Monte Romano (Vt). Poligono saltuario di tiro dell’Us Army.
70. Gaeta (Lt). Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei “La Salle”.
71. Casale delle Palme (Lt). Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo Usa.
Campania
72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.
73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf.
74. Monte Camaldoli (Na). Stazione di telecomunicazioni Usa.
75. Ischia (Na). Antenna di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
76. Nisida (Na). Base Us Army.
77. Bagnoli (Na). Sede del più grande centro di coordinamento dell’Us Navy di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.
78. Agnano (nelle vicinanze del famoso ippodromo). Base dell’Us Army.
80. Licola (Na). Antenna di telecomunicazioni Usa.
81. Lago Patria (Ce). Stazione telecomunicazioni Usa.
82. Giugliano (vicinanze del lago Patria, Na). Comando Statcom.
83. Grazzanise (Ce). Base saltuaria Usaf.
84. Mondragone (Ce): Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi Usa e Nato in caso di guerra
85. Montevergine (Av): Stazione di comunicazioni Usa.
Basilicata
79. Cirigliano (Mt). Comando delle Forze Navali Usa in Europa.
86. Pietraficcata (Mt). Centro telecomunicazioni Usa e Nato.
Puglia
87. Gioia del Colle (Ba). Base aerea Usa di supporto tecnico.
88. Brindisi. Base navale Usa.
89. Punta della Contessa (Br). Poligono di tiro Usa e Nato.
90. San Vito dei Normanni (Br). Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari americani del 499° Expeditionary Squadron;.Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Nsa ].
91. Monte Iacotenente (Fg). Base del complesso radar Nadge.
92. Otranto. Stazione radar Usa.
93. Taranto. Base navale Usa. Deposito Usa e Nato.
94. Martinafranca (Ta). Base radar Usa.
Calabria
95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato.
96. Monte Mancuso (Cz). Stazione di telecomunicazioni Usa.
97. Sellia Marina (Cz): Centro telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
Sicilia
98. Sigonella (Ct). Principale base terrestre dell’Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta (circa 3.400 tra militari e civili americani ). Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una.
99. Motta S. Anastasia (Ct). Stazione di telecomunicazioni Usa.
100. Caltagirone (Ct). Stazione di telecomunicazioni Usa.
101. Vizzini (Ct). Diversi depositi Usa. Nota: un sottufficiale dell’aereonautica militare ci ha scritto, precisando che non vi sono installazioni USA in questa base militare italiana.
102. Palermo Punta Raisi (aeroporto). Base saltuaria dell’Usaf.
103. Isola delle Femmine (Pa). Deposito munizioni Usa e Nato.
104. Comiso (Rg). La base risulterebbe smantellata.
105. Marina di Marza (Rg). Stazione di telecomunicazioni Usa.
106. Augusta (Sr). Base della Sesta flotta e deposito munizioni.
107. Monte Lauro (Sr). Stazione di telecomunicazioni Usa.
109. Centuripe (En). Stazione di telecomunicazioni Usa.
110. Niscemi (Cl). Base del NavComTelSta (comunicazione Us Navy ).
111. Trapani. Base Usaf con copertura Nato.
112. Isola di Pantelleria (Tp): Centro telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato.
113. Isola di Lampedusa (Ag): Base della Guardia costiera Usa. Centro d’ascolto e di comunicazioni Ns

FONTE LINK - locchiodihorus.altervista.org 

giovedì 10 aprile 2014

ARMA DEI CARABINIERI entra nel mondo multimediale e dei giochi interattivi 3d con dispositivi portatili multimediali Android e PC

L'Arma dei Carabinieri tra i vincitori del premio "eContent Award 2013" con i progetti "O.D.I.N.O." e "Professione Carabiniere 3D"
La targa dell'eContent Award ItaliaNell'ambito del Premio "eContent Award Italy 2013 - premio per il miglior contenuto in formato digitale" promosso dalla "Fondazione Politecnico di Milano" e dal "Medici Framework", l'Arma dei Carabinieri ha vinto il primo premio nelle categorie "eGovernment" ed "eEntertainment" con i progetti "Odino" e "Professione Carabiniere 3D".

La premiazione è avvenuta presso l'Ente EUR di Roma, dove una giuria internazionale composta da numerosi esperti con competenze che spaziano dai settori specialistici a quelli interdisciplinari ha assegnato il riconoscimento a otto migliori prodotti italiani su altrettante categorie: eCulture, eScience, eGovernment, eEntertainment, eHealt, eInclusion, eLearning ed eBusiness.

Questa è la terza volta che l'Arma vince nella categoria "eGovernment". La prima è stata nel 2008 per la progettazione e realizzazione di E.V.A. (Enhanced Vehicle Automation), innovativo sistema per attivare alcune funzionalità del veicolo militare, oltre che manualmente, anche attraverso comandi a riconoscimento vocale di tipo "speaker independent", con il vantaggio di garantire al personale libertà di movimento e maggiore sicurezza restando concentrato sull'attività in corso. La seconda nel 2010 con il progetto "iCarabinieri", primo software applicativo "di prossimità" fruibile su tecnologia palmare ideato per estendere le potenzialità del sito www.carabinieri.it ai dispositivi iPhone, iPad e iPod Touch. Quest'anno, con il progetto O.D.I.N.O. (Operational Device for Information, Networking and Observation) è stato realizzato un software utilizzabile con tabletsu piattaforma Android per il supporto del Carabiniere nell'espletamento dei servizi di pattuglia. Attraverso un semplice tablet, da posizionare in auto su apposito sostegno e da tenere al seguito nei movimenti appiedati, il software consente:
  • Operatore in auto con l'appartato O.D.I.N.O.la geolocalizzazione tramite l'invio delle proprie coordinate alla centrale operativa;
  • l'accesso simultaneo a tre banche dati (Banca Dati delle Forze di Polizia, della Motorizzazione Civile per la verifica della regolarità della revisione dell'auto e quella dell'ANIA per gli accertamenti sulla copertura della polizza assicurativa) ricevendo in 5 sec un aggregato di informazioni di facile consultazione, georeferenziando altresì il luogo dell'accertamento;
  • funzione Allarmi: consente di inviare un segnale d'allarme alla centrale operativa attivando in automatico le microcamere ed il microfono del tablet fornendo una chiara visione della situazione in essere all'operatore della centrale;
  • la navigazione satellitare: oltre alle classiche funzionalità classiche, consente di ricevere su tablet una specifica destinazione inviata dalla centrale operativa, con l'indicazione del percorso ottimale per il suo raggiungimento;
  • la video sorveglianza: permette di registrare in locale video e foto e, in contemporanea, inviare un video in modalità streaming alla centrale operativa. I contenuti multimediali, geolocalizzati e memorizzati in locale, possono essere inviati in centrale in qualsiasi momento.
Una videata del gioco - Professione Carabiniere 3DPer la prima volta l'Arma riceve il premio anche nella categoria "eEntertainment" con la realizzazione del software "Professione Carabiniere 3D", un gioco realizzato "in house" per sensibilizzare ed avvicinare le nuove generazioni al mondo dell'Arma attraverso un'esperienza videoludica completa e divertente, che simula un percorso di crescita all'interno dell'Arma dei Carabinieri. Il giocatore infatti, superato un test d'ingresso di cultura generale, si troverà di fronte a prove via via più impegnative e di responsabilità, dal poligono alla guida dell'autovettura, fino ad arrivare a una vera e propria esercitazione di tiro dinamico.

FONTE : http://www.carabinieri.it/

venerdì 28 marzo 2014

HAARP

HAARP 
La scienza medica odierna ignora, anzi rifiuta categoricamente, anche solo l’eventuale possibilità di una regolazione del metabolismo cellulare e dei vari sistemi organici tramite l’uso di impulsi elettromagnetici. Per sottolineare Per capire quanto sia fallace questa inutile confutazione, basta osservare quanto sia rapida la propagazione di radiazioni elettromagnetiche (EM)  ultimamente generate da dispositivi elettronici diventati essenziali (sarà un caso?) come ricevitori wifi, smartphone o qualsiasi oggetto in grado di creare un campo magnetico. O andando a livello più organico basta osservare le risposte neuro-ormonali mediate dall’ipofisi e dall’ipotalamo a seguito di uno stimolo di paura.
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Ma ora, dopo questa breve introduzione necessaria parliamo dell’argomento principale:HAARP.
Nel corso dei secoli, i mutamenti climatici hanno rappresentato uno dei più potenti catalizzatori dei pensieri dell’uomo, influenzandone le credenze e le azioni, gli umori e le decisioni, sempre in un modo apparentemente casuale, ma in realtà guidati dalla ferrea logica della natura (infatti basta pensare al meteopatismo, ai cambi di umore a seconda di pioggia, sole ecc)
Attualmente la “comunità scientifica” sembra interessarsi esclusivamente alle problematiche inerenti l’Agw (Anthropogenic Global Warming) e le emissioni nell’ambiente di CO2, ignorando la possibilità che i mutamenti climatici derivino da apposite azioni messe in atto per fini militari.
Infatti è noto che dal 1992, è in vigore (anche se è stato “ufficialmente” chiuso per il clamore e i dubbi scatenati da vari gruppi di persona per la sua vera natura, che in segreto continui a esser attivo) un progetto del Dipartimento della Difesa Statunitense (DoD), coordinato dalla Marina e dall’Aviazione, denominato H.A.A.R.P. (High-Frequency Active Auroral Research Program). Tale progetto costituirebbe il centro nevralgico del più vasto e ben più noto programma di guerra ambientale e di geoingegneria avanzata avviato sotto l’Amministrazione Reagan e portato avanti dall’Amministrazione Bush
Non è un segreto che da anni vengano usati i “riscaldatori a particelle flessibili della ionosfera” ma HAARP, date le dimensioni e le presunte potenzialità, ha destato da subito molto interesse anche nei confronti di osservatori esterni alla comunità scientifica.

La storia di HAARP

Nel libro “Angels don’t play this Haarp”, viene riportato che HAARP nacque da una serie di brevetti emessi da Bernard Eastlund, scienziato di “APTI, ARCO Società internazionale (Inc.)”, che si occupava di Tecnologie destinate all’Energia.Tale struttura ha sede a Gakona, in Alaska, ed è costituita fondamentalmente da 180 piloni di alluminio alti 22 metri. Su ogni pilone sono state installate doppie antenne a dipoli incrociati, una coppia per la banda bassa, l’altra per la banda alta, in grado di trasmettere onde ad alta frequenza fino ad una distanza di 350 km grazie alla loro potenza.Negli anni Ottanta, Bernard J. Eastlund, fisico texano del MIT di Boston, ispirandosi alle scoperte di Nikola Tesla, registrò negli Stati Uniti il brevetto n° 4.686.605 denominato “Metodo ed attrezzatura per modificare una regione dell’atmosfera, magnetosfera e ionosfera terrestre”, a cui ne fece seguire altri undici. In uno di questi era descritta la proprietà riflessiva della ionosfera per utilizzi come “sistemi di raggi energetici”, “esplosioni nucleari graduali senza radiazioni”, “sistemi di rilevamento e distruzione di missili nucleari” e “sistemi radar spaziali”.
Alcune sue invenzioni furono acquisite dall’”Atlantic Richfield Company” (ARCO), una delle compagnie petrolifere più grandi del mondo, consociata con la “Advanced Power Technologies Incorporated” (APTI), proprietaria di ampie riserve di gas naturale in Alaska, le quali potevano, in questo modo, essere riconvertite in energia elettrica redistribuibile tramite la ionosfera ai propri clienti in tutto il mondo. Inoltre, queste invenzioni, rendevano possibile manipolare il clima, quindi creare pioggia quando necessario per favorire l’agricoltura o neutralizzare fenomeni distruttivi quali tornado ed uragani.
Gli autori di”Angels don’t play this Haarp”, affermano che il coinvolgimento di ARCO fu limitato alla fase iniziale, quella che riguardava il cercare un utilizzo per 20 trilioni di metri cubi di riserve di gas naturali collocate sulle pendici Nord dell’Alaska. Trasportare tale gas fino agli Stati Uniti era finanziariamente improponibile, perché, quindi, non utilizzare tale quantità di risorse per sviluppare un altro tipo di progetto? E da qui iniziarono le basi per le successive invenzioni ed i successivi brevetti acquisiti da Eastlund. Le prime ricerche di Eastlund furono sponsorizzate dalla DARPA sotto protezione e sotto il nome di “Scudo Elettrico Anti-Missile delle pendici del Nord Alaska”, zona strategica al confine con la Russia.
A questo punto entrò in scena il governo, e la storia si fece più complicata. Tutti i brevetti di Eastlund vennero dapprima sigillati sotto un ordine di massima segretezza, per poi passare alla “E-Systems”, una delle maggiori fornitrici di tecnologie avanzate ai servizi segreti di molte potenze mondiali, assorbita poi dalla “Raytheon”, una delle quattro maggiori fornitrici della difesa Usa, produttrice dei missili Tomahawk, Stinger e Bunker Buster.
Le connessioni con il potere sono riassumibili nella figura di Richard Armitage, Vicesegretario di Stato e Viceministro degli Esteri nell’Amministrazione Bush. Armitage, già consulente, membro del consiglio d’amministrazione, firmatario e convinto sostenitore del “Project for the New American Century” (PNAC), risulta anche implicato in molte operazioni segrete della CIA dal Vietnam ad oggi.

Come funziona HAARP?

Secondo le scoperte di Eastlund, servirebbe a colpire verso uno specifico punto della ionosfera con un fascio di protoni causando un riscaldamento fino al punto di innalzare la temperatura fisicamente, in modo da creare un rigonfiamento altamente riflettente, definito da lui “effetto lente”, in grado di convogliare i raggi sulla terra con effetti devastanti; la potenza di tali onde sarebbe tale da provocare modificazioni molecolari dell’atmosfera, causando, a seconda delle diverse frequenze, cambiamenti climatici, la possibile disgregazione di processi mentali umani e forse anche, appunto, effetti sui movimenti tettonici di magnitudine imprecisata.

Secondo alcuni scienziati, gli effetti dell’uso sconsiderato di questi livelli di energia nella ionosfera, il nostro schermo naturale, potrebbero essere devastanti. Iniettando un’ingente quantità di particelle nella ionosfera, è possibile alterare in maniera irrimediabile l’equilibrio protettivo della Terra, causando una caotica instabilità che potrebbe dare inizio ad una catena di effetti collaterali come ad esempio la distruzione totale dello strato di ozono.

Lo scopo “ufficiale”

Scopo ufficiale di queste installazioni è studiare la ionosfera per migliorare le telecomunicazioni. Come si sa, questo strato è composto da materia rarefatta allo stato di plasma, cioè di particelle cariche, gli ioni, e ha la proprietà di riflettere verso terra le onde hertziane, in particolare nelle ore notturne. E’ per questo, ad esempio, che di notte ci è possibile ascoltare alla radio le stazioni AM di molti Paesi stranieri, dato che la riflessione ionosferica permette ai segnali di scavalcare la curvatura terrestre. Secondo lo stesso principio è plausibile che le irradiazioni delle antenne HAARP possano rimbalzare fino a colpire gli strati bassi dell’atmosfera sopra un Paese distante migliaia di chilometri, interferendo, quindi, con i fenomeni meteorologici. Certamente si tratta di mere ipotesi, comunque un uso militare dell’HAARP è ammesso dalla Federazione Scienziati Americani; un uso, tuttavia, non distruttivo, ma solo di ricognizione. Modulando i segnali in frequenze bassissime, cioè onde ELF o VLF, si potrebbe “vedere ciò che succede nel sottosuolo, individuando bunker, silos di missili e altre installazioni sotterranee di Stati avversi.”. Al di là di ciò, la “guerra ecologica” appare terribilmente possibile da oltre vent’anni [8]. E se, alla luce di tutto ciò, cominciassimo a prendere in considerazione l’ipotesi che teorie molto accreditate tra la comunità scientifica come il “Global Warming” e l’”Effetto Serra” non fossero altro che enormi bugie propinateci per far ottenere ingenti sussidi economici alle associazioni che studiano tali fenomeni? E se, invece, la verità fosse ancora più inquietante? Se lo scopo di tali falsità fosse quello di nasconderci inquietanti tecnologie utilizzate contro di noi?
Nel 2006, molti “Teorici del Complotto” sparsi in tutte le zone del Pianeta, vanno in subbuglio per la pubblicazione del rapporto sul riscaldamento climatico di Sir Nicholas Stern, già capo economista alla Banca Mondiale. Il rapporto Stern prevede le solite catastrofi da effetto serra: i ghiacci polari che si sciolgono, New York e Londra che finiscono sott’acqua per il sollevamento dei mari, desertificazioni che provocano crollo dei raccolti, migrazioni di centinaia di milioni di affamati, guerre per accaparrarsi acqua e cibo sempre più scarsi.
Le sole cose nuove nel rapporto sono due: l’urgenza (“l’apocalisse comincerà”, dice, “entro un decennio”) e il calcolo dell’impatto dei cataclismi sull’economia mondiale; se non si agisce subito, spendendo l’1% del prodotto lordo globale, per ridurre le emissioni industriali, i cataclismi ci costeranno il 20% del Pil del mondo, insomma una crisi economica da far impallidire quella del 1929.
Ma noi gente arguta, su Internet, si chiede: perché questo rapporto esce proprio adesso? E perché viene amplificato con strepitosa grancassa dai media? E perché a proporre il programma di riduzione dei gas nell’intero pianeta, che richiederebbe un grandioso sforzo coordinato di tutti i Paesi, è Tony Blair, un politico al lumicino e in calo di popolarità? Forse il Primo Ministro inglese ha trovato un modo di distrarre l’opinione pubblica dai disastri bellici in Iraq e Afghanistan, sviando il dibattito politico verso un altro allarme? E se si trattasse, invece, di un piano per far arretrare i livelli di vita dell’intera umanità, programmato a tavolino dai “poteri forti” finanziari mondiali? E se, ancora peggio, l’allarmistico rapporto servisse ad addebitare il riscaldamento del pianeta alle emissioni delle industrie, per nascondere la vera causa, gli esperimenti militari di modificazione del clima ?

venerdì 21 marzo 2014

Glassoldiers: tecnologia e robotica militare per i super soldati mondiali

Glassoldiers: tecnologia e robotica militare per i super soldati mondiali 







L’equipaggiamento è al momento sperimentale, ma sarebbero già aperte le trattative tra esercito Usa e l’azienda britannica che produce gli occhiali.
Alcuni siti li chiamano già “Glassoldiers”. Sono i militari del futuro, quelli che usando le nuove tecnologie come la visione a realtà aumentata implementata da Google nei suoi occhiali, potranno elaborare informazioni in tempo reale, avere la piantina 3D di un edificio, interfacciarsi con un drone.  
Non siamo nel film Robocop o Iron Man, ma nel prossimo futuro, a giudicare dai Q-Warrior, un equipaggiamento militare che sta sviluppando la Bae Systems: partendo dall’idea alla base dei Google Glass attribuisce ai soldati superpoteri sul campo, sperando che ci siano sempre meno occasioni nel mondo per usarli.
Q-Warrior è una specie di elmetto con un visore integrato, che sfrutta uno schermo laterale (proprio come i Glass): può visualizzare la planimetria di un edificio in 3D, elaborare notizie in tempo reale su cosa accade in una determinata zona anche al di là di una montagna, sintonizzarsi con un drone per vedere un video girato in volo.  
L’equipaggiamento è al momento sperimentale - ma sembra che le trattative tra esercito Usa e l’azienda britannica sarebbero già aperte - e va a sviluppare le potenzialità tecnologiche in ambito militare che già si avvale di satelliti super-potenti, computer a prova delle situazioni più estreme e sensori che tracciano informazioni. Quello che colpisce in Q-Warrior è l’ispirazione al concetto di portabilità che Google ha usato nei Glass - nel frattempo Big G sta anche puntando su orologi-pc e giacche `smart´ - diventati uno strumento professionale per i chirurghi o per le compagnie aeree. Ma anche l’intreccio sempre più forte tra tecnologia e robotica per scopi militari.
La stessa Google, ad esempio, ha comprato Boston Dynamics, una società specializzata in robot militari che ha sviluppato Atlas, un prototipo di cyborg umanoide da 150 kg alto 1 metro e 88, dotato di braccia, gambe e una testa con all’interno una sofisticata combinazione di sensori che può essere usato in operazioni di emergenza e di recupero, come nel caso dell’incidente nucleare a Fukushima. E c’è anche il progetto del vulcanico proprietario di Tesla, Elon Musk, per costruire un laboratorio con tecnologie simili ad Iron Man.
Il personaggio di Marvel è stato per altro evocato, per scherzo, qualche settimana fa dal Presidente americano. «Stiamo costruendo Iron Man», ha detto Barack Obama, in una conferenza stampa. E in realtà nello scherzo po’ di verità c’è perché Darpa, la divisione ricerche avanzate della Difesa americana, sta lavorando per realizzare un esoscheletro che riduce l’affaticamento e protegge alcune parti del corpo dei soldati, insomma proprio una specie di armatura alla Iron Man da potenziare con nuove tecnologie. Insomma, appare sempre meno fantascientifica la prospettiva di un futuro in cui dei `Terminator´ prenderanno il posto dei soldati sul campo di battaglia.  

giovedì 6 marzo 2014

IL PENTAGONO VUOLE INSTALLARE UN PICCOLO CHIP CEREBRALE SUI SOLDATI AMERICANI

IL PENTAGONO VUOLE INSTALLARE UN PICCOLO CHIP CEREBRALE SUI SOLDATI AMERICANI

La possibilità che un chip cerebrale possa venir impiantato sugli esseri umani è sempre più vicina. Su richiesta del Pentagono, la Defense Advanced Research Project Agency (DARPA), il ramo tecnologico e scientifico dell'esercito Usa, sta sviluppando un chip neurale da impiantare sul cervello dei militari, con un doppio scopo: registrare i ricordi dei soldati e stimolare il lato destro del cervello migliorare la capacità di acquisire nuove conoscenze e ridurre i tempi di reazione. E questi sono solo due delle potenziali applicazioni.
chip neurale biochip
Il remake del film Robocop, da poco uscito nelle sale cinematografiche, racconta la storia di Alex Murphy, un agente di polizia di Detroit gravemente mutilato in un attentato dinamitardo.
Con lo scopo di convincere l’opinione pubblica americana ad accettare l’introduzione di robopoliziotti sul territorio americano, la OCP impianta quello che rimane di Murphy in un corpo robotico, fornendogli anche un cervello modificato per migliorare le prestazioni.
Sebbene la vicenda di Alex Murphy faccia parte di una racconto di fantascienza, in un futuro molto prossimo questa storia potrebbe diventare realtà.
Come riporta Extremetech, il Pentagono sta cercando di sviluppare un sistema simile da impiantare sul cervello degli esseri umani, in particolare su quello dei soldati americani. Lo scopo del progetto, denominato Restoring Active Memory (RAM!), ha una doppia finalità.
La prima è quella di registrare i ricordi dei soldati, un po’ come la scatola nera di un aeroplano, in modo tale che se anche dovessero subire danni cerebrali o subire una perdita di memoria, sia comunque possibile recuperare ed, eventualmente, reinstallare la memoria.
La seconda, invece, prevede la possibilità di stimolare il lato destro del cervello durante l’addestramento o nel corso delle missioni, così da migliorare le capacità tattiche dei soldati, fargli acquisire rapidamente nuove informazioni e ridurre sensibilmente i tempi di reazione. Ovviamente, queste sono solo due applicazioni basilari di un impianto cerebrale del genere: le possibilità sono molteplici!
Il Pentagono, naturalmente, ha incaricato dello sviluppo del progetto la Defense Advanced Research Project Agency (DARPA), il ramo tecnologico e scientifico dell’esercito americano. Al momento, le informazioni disponibili sono ancora scarse, ma come riporta il sito geek.com, alcuni progressi significativi sono stati ottenuti attraverso dispositivi di stimolazione cerebrale come quello sviluppato dalla Medtronic per aiutare le persone affette dal morbo di Parkinson.
L’idea è quella di adattare il dispositivo così da poter analizzare e decodificare i segnali neurologici e scoprire come immagazziniamo i ricordi, facendo in modo di poter riprogrammare un cervello che abbia subito una perdita di memoria.
DARPA è pronta ad accettare anche progetti esterni, da parte di soggetti privati e istituzioni universitari, i quali devono prevedere la descrizione in dettaglio del funzionamento dell’impianto, la descrizione della procedura chirurgica per la sua installazione, il tipo di alimentazione per farlo funzionare, lo spazio richiesto e il peso del dispositivo.
Qualcosa di simile è già stato sviluppato dalla University of Utah. Le immagini pubblicate sul sito dell’università mostrano un dispositivo grande appena quanto una moneta.

Lo scopo principale del chip sviluppato dalla University of Utah è quello di inviare segnali provenienti da una sorgente esterna direttamente nel cervello, praticamente una periferica “input”. Ma come spiegano gli esperti, il chip RAM sarà molto più complesso, anche se il concetto base sarà simile.
Come sempre accade in questi casi, per far fronte allo sconcerto che spontaneamente sorge in chi legge notizie del genere, le università, le ditte private e i militari decantano innanzitutto le possibilità mediche di questi impianti: curare le perdite di memoria, correggere danni cerebrali e rimettere in moto arti compromessi.
Poi, un giorno non troppo lontano, questi impianti potrebbero diventare un vero e proprio up-grade, così da ottenere l’HOMO 2.0, un essere potenziato ormai tagliato fuori dalla vita naturale e pronto a ricevere segnali nel proprio cervello da una fonte esterna non bene precisata.
C’è un rischio molto grosso: quello di perdere il libero arbitrio e quindi la libertà. Cosa accadrebbe se questi segnali ci trasformassero in zombie tecnologici capaci sono di eseguire solo ordini inviati al nostro cervello? E poi, non è proprio la nostra fragilità e limitatezza a renderci così meravigliosamente umani? Meglio poter scegliere e sbagliare, piuttosto che essere perfetti senza libertà.

martedì 25 febbraio 2014

I nuovi elicotteri droni la nuova frontiera


New Jersey Army National Guard members train at Ft. Pickett, VAIl fenomeno di cui sto per parlarvi è ampiamente noto negli USA, qui da noi un pò meno anche se presente già da anni ed in crescente aumento. Sono infatti sempre di più le segnalazioni di misteriosi elicotteri neri privi di qualsiasi luce che sorvolano le nostre case prevalentemente di notte, infatti è molto difficile scorgerli, l’unico segno che lasciano è il rumore delle eliche. 
Il numero elevato di segnalazioni da parte di cittadini che abitano zone di periferia è dovuto al fatto che lì non vi è presente inquinamento acustico e sono percepibili più facilmente.
Vogliamo farvi notare che secondo la legge è vietato volare di notte senza luci di segnalazione e a questo proposito qualcuno ha tentato di sporgere denuncia ma ovviamente senza sortire alcun effetto.
Chi sono questi elicotteri? Chi li pilota e perché volano con la totale assenza di luci?
La risposta è una, si tratta di droni (velivoli che viaggiano in assenza di pilota, controllati da un computer a bordo) spediti in giro per raccogliere informazioni sulle abitudini delle persone assimilando dati dalle connessioni wifi, analizzando la quantità di metalli nell’aria e in taluni casi l’attività delle persone nelle abitazioni mediante dei visori termici.
Queste informazioni ci giungono dagli Stati Uniti dove per fortuna il fenomeno è più sentito è c’è chi se ne sta occupando con meticolose indagini.
L’utilizzo di droni negli ultimi anni è cresciuto in vari campi, c’è chi asserisce che gli stessi tanker non abbiano un pilota. D’altro canto ha i suoi vantaggi non avere il pilota, in primis perché si evita di coinvolgere persone in questioni dalla massima segretezza per il NWO e poi affidandosi a un computer si riduce il margine di errore quasi a zero.
Grazie a tutte le informazioni raccolte da questi droni chi ci comanda può conoscere fino nei minimi dettagli le nostre abitudini e di cosa discutiamo, in questo modo possono mettere in pratica nel più efficiente dei modi le loro strategie di debunking. Lo strumento più efficace con cui fanno il lavaggio del cervello è la disinformazione tramite media messa in atto preventivamente grazie al monitoraggio della popolazione.
State ben attenti a ciò che pubblicate in rete e quando lo fate, se si tratta di cose importanti siate vigili, evitate il wifi e controllate se nell’aria si avverte il suono di eliche.

lunedì 24 febbraio 2014

NUOVA TECNOLOGIA DI SORVEGLIANZA IN TEMPO REALE , OSSERVERÀ I NOSTRI MOVIMENTI CON TRIGONOMETRIA GPS

Che lo ammettiamo o meno, che ci piaccia o no, ogni volta che navighiamo, telefoniamo o acquistiamo qualcosa con al carte di credito siamo facilmente tracciabili. Tuttavia, con le tecnologia digitale si ha almeno una scelta: è possibile spegnere il computer, il telefono o l’Ipad. Una volta disconnesso, non sei più tracciabile.
Ma nella distrazione generale della massa, sono in pochi a prendere atto che lo stato di sorveglianza è in rapido sviluppo e che le cose potrebbero improvvisamente peggiorare. Manco a dirlo, lo stato di sorveglianza è uno dei punti qualificanti dei moderni governi ‘democratici’.
Come è possibile convincere la popolazione che la sorveglianza di massa è un progetto fondamentale da abbracciare con decisione? E’ facile! Devi dire che questi nuovi strumenti aiuteranno i governi (democratici) a combattere il terrorismo, ad evitare i disordini sociali, a proteggere la sicurezza nazionale e (magia) a ridurre i crimini.
A fare le pulci ai progetti in corso per la realizzazione dello stato di sorveglianza è nientedimeno che il Washington Post, che in un approfondito articolo comparso sul suo sito web, descrive l’introduzione di una nuova tecnologia che ha lo scopo (ri-magia) di eliminare il crimine.
La Persistent Surveillance Systems è l’organizzazione che ha sviluppato la tecnologia. L’azienda, con sede a Dayton, Ohio, ha spiegato al Washington Post come funziona il nuovo miracolo che risolverà la questione della criminalità.
Il sistema prevede un occhio nel cielo: un piccolo aereo Cessna che vole per un raggio di circa 4 chilometri, ad un altezza tra gli 8 mila e i 10 mila piedi per diverse ore. L’aereo è dotato di 12 telecamere ad alta risoluzione in grado di scattare una foto ogni secondo, così da poter seguire il movimento dell’obiettivo nel tempo.
Ross McNutt, ufficiale dell’Air Force in pensione che ha contribuito a progettare un sistema simile per i cieli di Fallujah, la città campo di battaglia in Iraq, e presidente della Persistent Surveillance Systems, ha spiegato al Washington Post che vuole utilizzare i suoi sistemi di tutto il paese, poiché, secondo lui, hanno già aiutato a risolvere numerosi crimini nella città di Dayton, dove il sistema è già operativo.
Per convincere gli americani ad accettare il suo prodotto, McNutt non magnifica solo gli effetti benefici della tecno-magia per la polizia. Egli immagina che la riduzione drastica della criminalità (!) avrà effetti collaterali rilevanti, tra cui l’aumento del valore delle proprietà, scuole migliori, maggiore sviluppo e la riduzione della popolazione carceraria.
Ma non tutti condividono l’entusiasmo di McNutt per la nuova tecnologia di sorveglianza. “Ci sono un numero infinito di tecnologie di sorveglianza che potrebbero aiutare a risolvere i crimini, ma ci sono un altrettanto numero infinito di ragioni per cui non facciamo queste cose, o non dovremmo farle”, dice Joel Pruce, esperto in diritti umani della University of Dayton e grande oppositore del progetto.
Richard Biehl, capo della polizia di Dayton e fervente sostenitore di McNutt, ha proposto ai cittadini di visitare la centrale operativa per avere un assaggio della tecnologia in azione. “Voglio che siano preoccupati perché li stiamo osservando”, farnetica Biehl. “Voglio che siano preoccupati perché non sanno in quale momento li stiamo osservando”.
“Anche se si trasforma il paese in uno stato di sorveglianza totalitario, ci sarà sempre qualche malefatta che può sfuggire”, commenta Jay Stanley, esperto di privacy presso l’American Civil Liberties Union. “L’equilibrio raggiunto nella Costituzione Americana si sbilancia verso la libertà, e penso che dovremmo mantenere tale valore”.
Come scrive il Washington Post, forse Stato di Sorveglianza Totalitario potrebbe sembrare un po’ eccessivo, ma sono moltissimi gli americani preoccupati per la possibilità in continua espansione di incursioni nella loro vita privata. Il crescente numero di droni per combattere il terrorismo (?), e fermare l’immigrazione clandestina dal Messico, è solo un esempio.
Davvero stiamo virando bruscamente verso una società video-sorvegliata? L’utilizzo di tecnologia sofisticata per monitorare persone e oggetti non dovrebbe essere regolamentata in dettaglio? Ma è davvero necessario un controllo massiccio di tutta la popolazione? In fine dei conti, che cosa è più importante, la nostra sicurezza o la nostra libertà?